MOZIONE CONCERNENTE INIZIATIVE PER IL SOSTEGNO DEI REDDITI DA LAVORO E DA PENSIONE
La Camera,
premesso che:
nel corso del suo mandato il Governo ha affrontato con interventi costanti e mirati alle differenti necessità emerse nel tessuto sociale economico e produttivo del Paese, le ripercussioni di una gravissima crisi internazionale che hanno determinato nell'anno in corso una netta flessione del prodotto interno lordo, sia pure a fronte di recenti segnali di ripresa;
la crisi presentatasi in un primo tempo come prevalentemente di carattere finanziario si è poi manifestata in maniera più profonda assumendo evidenti aspetti economici e produttivi e producendo inevitabilmente gravi conseguenze sul terreno dell'occupazione. Tali conseguenze avrebbero potuto essere ben più gravi se il Governo non avesse accompagnato e bilanciato la crisi con provvedimenti di volta in volta adeguati, pur in un quadro di complessa attenzione alla stabilità dei conti pubblici;
si è deciso di intervenire su più fronti in favore della struttura produttiva e dei servizi, sostenendo le persone e le famiglie in difficoltà e a maggiore rischio di povertà, nonché garantendo l'intervento degli ammortizzatori sociali a beneficio dei lavoratori sospesi dal lavoro a causa delle improvvise ed acute difficoltà di mercato, in cui sono incorse nei mesi scorsi tante imprese, la cui condizione stenta tuttora, nonostante i primi cauti segnali positivi, riconosciuti da tutte le istituzioni e gli osservatori internazionali, ad invertire il trend della crisi;
dopo una caduta durata 15 mesi il Pil è tornato a crescere. Il terzo trimestre dell'anno in corso ha registrato un incremento dello 0,6 per cento;
i dati sull'occupazione evidenziano le criticità in cui si è trovato ad operare il sistema Paese nel suo complesso; nel primo semestre del 2009 il tasso di occupazione complessivo, rispetto al primo semestre dell'anno precedente, è diminuito di 1 punto. Al netto dell'occupazione straniera che continua ad aver un trend, grazie anche alle misure di regolarizzazione adottate dal Governo (il settore dei servizi alla persona ha avuto un incremento del 7,8 per cento) gli occupati italiani risultano in calo di 494mila unità. Particolarmente accentuata è la contrazione nelle regioni del Sud dove si concentra il 60 per cento delle perdita complessiva di occupati, a prova di una condizione economica e sociale svantaggiata che il Governo sta affrontando, anche tenendo conto delle proposte avanzate dai gruppi parlamentari;
il tasso di disoccupazione è attestato al 7,4 per cento, ad un livello significativamente inferiore a quello medio della Ue. Mettendo a confronto i dati della disoccupazione con quelli della Cassa integrazione e degli altri strumenti di sostegno del reddito emerge con chiarezza quanto sia stato importante il notevole sforzo sostenuto dal Governo per salvaguardare l'apparato produttivo e per mantenere il più a lungo possibile il rapporto di lavoro tra le aziende costrette a fare ricorso agli ammortizzatori sociali e i loro dipendenti; ne è testimone il trend della cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, che ha registrato un aumento, in termini di valori cumulati sino al mese di ottobre 2009, del 380 per cento. Nel valutare questi dati occorre tener conto del fatto che, grazie alle politiche del Governo, si è avuto un ampliamento della platea degli interessanti allargando gli interventi a quanti non ne fruivano in precedenza. La Cig in deroga, infatti, nell'ottobre 2009 rispetto al medesimo mese dell'anno scorso, è aumentata del 700 per cento. Va segnalato che vi è uno scostamento tra le ore autorizzate e quelle effettivamente utilizzate dalle aziende (che costituiscono poco più del 60 per cento del totale). Va altresì segnalato un trend decrescente dell'uso della Cig, in termini che si avviano ad essere costanti;
si è rivelata, pertanto, giusta ed adeguata alle circostanze, la scelta del Governo (con l'accordo delle regioni) di stanziare un ingente ammontare di risorse (8 miliardi in un biennio) per ampliare la cassa integrazione in deroga ed estenderne l'intervento anche nei settori del lavoro dipendente, fino a quel momento sprovvisti; correttamente il Governo ha resistito, non solo per motivi di finanza pubblica, ma anche come scelta strategica di politica del lavoro, all'ipotesi di estendere l'indennità di disoccupazione a tutto il mondo del lavoro; tale indicazione, assunta all'inizio dell'anno nel mezzo della crisi in fase acuta, avrebbe dato alle imprese un segnale devastante: quello di licenziare;
il Governo non si è limitato solo ad operare affinché nessuno restasse indietro, mediante gli istituti di tutela del reddito da lavoro, ma ha provveduto anche a sostenere l'occupazione attraverso la salvaguardia della struttura produttiva, del relativo indotto e, quindi, dei posti di lavoro, nel quadro dei diversi «pacchetti anticrisi» di volta in volta approvati; per la prima volta è stata predisposta una specifica misura di tutela - sia pure una tantum - a beneficio dei collaboratori in condizione di monocommittenza;
da ultimo il decreto-legge n. 78 del 2009, in aggiunta alle misure a sostegno delle imprese, che costituisce un elemento centrale della politica del Governo, prefigura alcuni interventi di carattere particolarmente innovativo, specie per quanto riguarda le misure rivolte a mantenere i lavoratori collegati alle loro imprese mediante procedure che ne favoriscano le ri-professionalizzazione, nonché i progetti di autoimprenditorialità, il cui finanziamento è in parte sostenuto dalla possibilità di capitalizzare le risorse derivanti dagli ammortizzatori sociali riconosciuti ai singoli cassintegrati o disoccupati interessati ad intraprendere un lavoro autonomo;
per quanto riguarda i pensionati e le fasce deboli della popolazione, secondo i dati ISTAT i soggetti che vivono al di sotto della soglia di povertà relativa, fissata a circa 1000 euro mensili per una famiglia di due persone, sono nel nostro Paese circa il 13 per cento, cui si aggiungono circa altri 2 milioni di famiglie a rischio di indigenza; la spesa per la protezione sociale è in linea con la media europea, ma fortemente squilibrata sulla voce «vecchiaia e superstiti» e sul settore pensionistico. Sono carenti le politiche inclusive e di contrasto delle emarginazioni sociali, nonché le politiche di sostegno alla famiglia (le risorse raccolta per finanziare l'assegno al nucleo famigliare vengono adoperate, in larga misura, per coprire i disavanzi di talune gestioni pensionistiche dell'Inps). Va riconosciuto a merito del Governo di aver adottato, per la prima volta, politiche inclusive e di sostegno alle famiglie, stanziando risorse che si sono rivelate superiori al fabbisogno effettivamente riscontrato; va altresì fatto notare che, nel corso del 2009, il crollo del tasso di inflazione ha oggettivamente favorito i percettori di redditi fissi, le cui dinamiche evolutive, stabilite in precedenza secondo scenari macroeconomici diversi, sono risultate sicuramente più elevate del reale costo della vita;
in tale ambito, a favore delle fasce più deboli della popolazione il Governo:
a) ha attivato la social card per sostenere, in particolare, i pensionati a basso reddito; ha disposto un bonus per le famiglie in particolari condizioni di disagio;
b) ha introdotto misure di sostegno economico per il pagamento dei servizi di primaria necessità quali luce e gas;
c) ha stipulato con la grande distribuzione e con le principali categorie rappresentative degli esercenti commerciali accordi di contenimento e stabilizzazione dei prezzi di generi di prima necessità;
d) ha prestato la propria garanzia per la rinegoziazione dei mutui immobiliari;
le tematiche relative al sostegno del reddito ed alla riduzione del carico fiscale dei lavoratori dipendenti, dei pensionati e delle fasce più deboli della popolazione sono state affrontate dal Parlamento in diverse occasioni, con atti di indirizzo approvati dalla Camera il 19 novembre 2008, il 12 marzo 2009 e il 15 luglio 2009; dall'esame degli atti impegnativi per il Governo risulta che la gran parte delle misure, compatibili con uno sforzo eccezionale ma sostenibile da parte della finanza pubblica sono state adottate; occorre valutare se non siano possibili ulteriori sforzi ed individuare risorse aggiuntive rispetto a quelle già vincolate come la maggioranza sta operando nel quadro della legge finanziaria per il 2010, allo scopo di utilizzare al meglio le risorse provenienti dallo scudo fiscale;
altrettanto rilevante sarebbe individuare strumenti a tutela dei giovani professionisti a inizio carriera (come ad esempio la riduzione dell'IRAP) nonché tener conto delle pressanti richieste del mondo produttivo in materia di sospensione o attenuazione per un congruo periodo degli studi di settore,
impegna il Governo:
a definire misure di rafforzamento e di ampliamento del sistema degli ammortizzatori sociali, valutando la disponibilità di risorse per ulteriori interventi specifici a favore delle forme di lavoro flessibile e per i cosiddetti lavori atipici, ivi compreso l'utilizzo di quota delle risorse per la concessione di un credito d'imposta in favore delle imprese che reimpieghino disoccupati e l'utilizzo diretto delle risorse per favorire forme di reimpiego, nonché ad elaborare politiche attive e mirate in favore di chi ha redditi da lavoro discontinui, con particolare riguardo alla riprofessionalizzazione ed il reimpiego dei disoccupati;
a rifinanziare le misure di detassazione dei salari di produttività e degli straordinari, nonché a valutare l'adozione di nuove misure di detassazione del reddito d'impresa e di lavoro autonomo reinvestito;
a valutare l'introduzione di ulteriori misure in favore delle famiglie in condizione di disagio, nonché degli incapienti, ossia di quella quota di popolazione, di cui oltre la metà pensionati, che, proprio per il loro basso reddito, è nell'impossibilità di godere di qualunque deduzione e/o detrazione;
a predisporre forme efficaci di monitoraggio e di controllo, al fine di verificare la qualità e la quantità dei servizi alla persona resi dagli enti locali, nonché di evitare duplicazione di prestazioni, anche per valutare l'eventuale applicazione dei poteri di subentro previsti dal comma 2 dell'articolo 120 della Costituzione, qualora gli enti non rispettino i livelli essenziali delle prestazioni in materia di diritti civili e sociali;
ad individuare opportuni strumenti atti a favorire l'accesso al credito bancario, con particolare riguardo ai lavoratori temporanei, a progetto o atipici, in particolare finalizzato all'acquisto della prima casa, al fine di consentire la formazione di nuove famiglie;
(1-00279)
«Cazzola, Commercio, Moffa, Baldelli, Antonino Foti, Briguglio, Ceccacci Rubino, Di Biagio, Vincenzo Antonio Fontana, Formichella, Giacomoni, Mannucci, Minardo, Mottola, Pelino, Mariarosaria Rossi, Saltamartini, Scandroglio, Taglialatela».
(16 novembre 2009)
MOZIONE CONCERNENTE INIZIATIVE A FAVORE DELLE ASSOCIAZIONI SPORTIVE CHE PROMUOVONO LE FORMAZIONI GIOVANILI E PER LA TUTELA DEI COSIDDETTI VIVAI NAZIONALI
La Camera,
premesso che:
lo sport è da considerare come attività essenziale per lo svolgimento della vita civile, quale portatore di valori che educano i giovani al rispetto delle regole e degli avversari; valori che propongono una corretta e tollerante integrazione tra giovani senza nessuna discriminazione; valori che mirano alla tutela della salute individuale e collettiva ed alla salvaguardia della sostenibilità ambientale;
la scuola in ogni ordine e grado può e deve essere sollecitata dalle istituzioni ad un maggior coinvolgimento nel favorire l'attività sportiva degli studenti;
la funzione di supplenza esercitata in materia dall'associazionismo sportivo, che vede impegnate oltre centomila società sportive e circa ottocentomila dirigenti sportivi volontari, può e deve essere incoraggiata dalle istituzioni;
la legge n. 289 del 2002, all'articolo 90, sulle società sportive dilettantistiche dovrebbe essere adeguata alle nuove esigenze correlate ad una più estesa partecipazione dei giovani alla pratica sportiva;
gli impianti sportivi troppo spesso non sono in condizioni di fruibilità dal movimento sportivo di base;
i vivai di promozione e reclutamento degli atleti sono spesso abbandonati del tutto o costituiscono fenomeni residuali all'interno delle società sportive più economicamente dotate;
occorre tener conto degli effetti negativi provocati dalle norme e dai principi comunitari, poiché applicano allo sport, senza tener conto della sua specificità, regole stabilite per altri settori che hanno esclusiva rilevanza economica (si veda la sentenza Bosman sulla libera circolazione degli atleti professionisti) o i pronunciamenti della Corte di giustizia, che minano l'autonomia dell'organizzazione sportiva, nonché della politica di talune leghe professionistiche, che, gestendo i campionati con criteri di puro spettacolo, condizionati da interessi extrasportivi, privilegiano la presenza non solo di atleti appartenenti ai Paesi membri dell'Unione europea (in ossequio alla sentenza Bosman), ma soprattutto di campioni provenienti da Paesi extracomunitari, limitando la presenza degli atleti nazionali a poche unità;
a causa di questa situazione gli sport di squadra delle rappresentative nazionali stanno «collezionando» risultati negativi e non in linea con la tradizione e la prestigiosa storia delle suddette discipline;
in particolare, se il calcio professionistico va considerato come fenomeno a sé stante che non può indicare linee di comportamento e regolamentazione per altre discipline, il basket, la pallanuoto e la pallavolo maschile stanno scontando una vera crisi di identità, avendo trascurato lo zoccolo duro formato dai ragazzi italiani per favorire il tesseramento di atleti provenienti da federazioni straniere, atleti già formati e che hanno tolto spazio alle possibilità di emergere e di praticare lo sport dei nostri giovani;
è indicativo evidenziare che la pallavolo femminile, dove la presenza delle giocatrici straniere è assai circoscritta, consegue risultati straordinari, che la vedono praticamente imbattuta nella corrente stagione,
impegna il Governo:
a predisporre ogni iniziativa, nell'ambito della scuola e del mondo sportivo, volta a favorire l'accesso alla pratica sportiva e il non abbandono della stessa, attraverso il sostegno specificamente diretto ai vivai, luogo di crescita civile e sportiva, di integrazione e di attenzione alla salute del cittadino;
ad attivarsi presso la Presidenza di turno spagnola dell'Unione europea, tenuto conto che l'articolo 165 del Trattato di Lisbona riconosce la specificità e l'autonomia dello sport, affinché sia possibile trovare una soluzione di compromesso per la libera circolazione di atleti comunitari, prevedendo il libero tesseramento, ma limitandone l'impiego sul terreno di gioco, come praticato già da alcune federazioni internazionali negli sport di squadra;
a sollecitare il Coni a ribadire ed intensificare la propria funzione di direttiva e di vigilanza nei confronti delle federazioni sportive nazionali, affinché si pervenga ad un progressivo contenimento dell'utilizzo degli atleti extracomunitari negli sport di squadra, a tutela dei vivai e con l'obiettivo che gli stessi possano essere armonizzati con la presenza minima di giocatori formati nei vivai, anche attraverso una rigida selezione delle autorizzazioni agli ingressi degli sportivi stranieri, ai sensi della legge n. 289 del 2002.
(1-00286)
«Pescante, Grimoldi, Iannaccone, Baldelli, Aprea, Luciano Rossi, Aracu, Di Centa, Barbaro».
(19 novembre 2009)
MOZIONE SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI E SULLE CONNESSE POLITICHE PUBBLICHE
La Camera,
premesso che:
il graduale riscaldamento del clima è innegabile, anche alla luce di recenti eventi naturali, come lo scioglimento dei ghiacciai, il mutamento della fauna e della flora marine, gli eventi meteorologici eccezionali;
le cause del cambiamento climatico sono probabilmente una combinazione di fattori antropici e fattori naturali. La necessità di una politica ambientale più incisiva esiste, non solo a livello nazionale, da diversi anni: in questo quadro non si possono ignorare i molti segnali di attenzione che in tal senso provengono dal Governo italiano;
in questa stessa direzione la scelta di adottare come logo per il summit del G8, svoltosi ad aprile 2009, una tartaruga marina in via di estinzione e di utilizzare nel corso del vertice solo materiali riciclabili e fonti energetiche alternative è stato un ulteriore segnale di attenzione, un piccolo contributo concreto certamente più valido di grandi impegni forse irrealizzabili;
il vertice del G8 ha posto l'attenzione in maniera significativa sulla ricerca di soluzioni e approcci condivisi in merito ai temi della governance mondiale e delle grandi questioni globali. Infatti, il passaggio verso un'economia più sostenibile richiede un impegno finanziario globale e la condivisione delle conoscenze tecnologiche, soprattutto per i Paesi emergenti più vulnerabili agli impatti del cambiamento climatico;
l'attuale crisi economica non deve distogliere l'attenzione dalla lotta ai cambiamenti climatici, ma essere un'occasione per intraprendere la strada di uno sviluppo a lungo termine sostenibile;
in conseguenza dell'approssimarsi di importanti scadenze politiche internazionali, quali il vertice di Copenhagen nel dicembre 2009 e la scadenza del Protocollo di Kyoto nel 2012; gli Stati Uniti d'America nei giorni 27 e 28 aprile 2009 hanno convocato le 16 maggiori potenze internazionali, per facilitare un futuro accordo sulla lotta all'effetto serra;
tale iniziativa americana ha confermato il carattere prioritario dei temi ambientali, nel corso della crisi economica, soprattutto a favore delle fonti rinnovabili di energia e di riduzione delle emissioni, coerentemente con la strategia europea che, per aumentare l'efficienza e la sicurezza energetica del continente, tiene conto contestualmente della necessità della diminuzione delle emissioni che inquinano e promuove l'incentivazione degli investimenti e delle azioni mirate all'incremento del contributo di energia da fonti rinnovabili e al miglioramento dell'efficienza energetica;
la realizzazione di tali obiettivi non può, tuttavia, prescindere da una seria analisi della loro sostenibilità, dal punto di vista economico-finanziario e con riferimento all'impatto sui sistemi produttivi; tale necessità appare tanto più evidente in considerazione della situazione di crisi economica in cui versa l'Europa, in conseguenza del drastico deterioramento degli scenari macroeconomici internazionali, per cui le previsioni relative al prossimo futuro prefigurano una contrazione dei margini di redditività delle imprese europee, già chiamate a far fronte alla sempre più stringente concorrenza di imprese di altre aree geografiche, meno impegnate nel perseguimento degli obiettivi della lotta ai cambiamenti climatici;
occorre adottare strategie di flessibilità che evitino la perdita di competitività per le imprese italiane, con il rischio di indurre le imprese stesse alla delocalizzazione, con conseguente riduzione dell'occupazione. Tali considerazioni valgono, in particolare, per alcuni Stati membri, tra cui l'Italia, alla luce delle particolari caratteristiche del sistema produttivo, per la prevalenza di imprese di piccola e media dimensione, ovvero per l'incidenza nella specializzazione produttiva di comparti quali quello della siderurgia, del vetro, della ceramica o della carta;
attualmente, la crisi finanziaria internazionale sta producendo conseguenze sull'economia reale, con una caduta della domanda globale e conseguenti diminuzioni della produzione industriale, e rischia di bloccare o rinviare alcuni investimenti già programmati a livello comunitario e nazionale per la realizzazione di nuove infrastrutture, ovvero per la ricerca di nuove fonti energetiche o l'installazione di impianti di energia rinnovabile; tuttavia, occorre uno sforzo da parte del Governo per rilanciare lo sviluppo e contestualmente garantire la tutela dell'ambiente, puntando sulla modernizzazione ecologica dell'economia e sul rispetto degli impegni presi a livello comunitario;
l'elaborazione di una strategia per uno sviluppo sostenibile richiede un nuovo tipo di imprenditorialità, che consente di conciliare risultato economico, responsabilità sociale e tutela dell'ambiente, sottolineando il ruolo dell'innovazione anche per la crescita economica e l'occupazione, in conformità con il piano europeo di ripresa dell'economia adottato a livello comunitario;
secondo le conclusioni del Consiglio europeo del dicembre 2008 occorre trovare un punto di equilibrio, conciliando l'esigenza di promuovere i sistemi produttivi in termini compatibili con la tutela dell'ambiente e con la strategia di non imporre agli stessi sistemi produttivi oneri eccessivamente gravosi. Occorre puntare, soprattutto, su misure che sono in grado di assicurare nuove occasioni di investimento e di miglioramento della produttività, favorendo contestualmente il miglioramento dell'efficienza nei consumi energetici e il ricorso a fonti alternative e rinnovabili. Lo stesso piano europeo di ripresa dell'economia si muove in questa direzione e stanzia risorse finanziarie, anche mediante prestiti della Banca europea per gli investimenti (Bei), per investimenti in tecnologie pulite;
bisogna sostenere la realizzazione delle misure per la ripresa dell'economia, anche prevedendo l'attuazione di interventi che siano capaci di rafforzare stabilmente i nostri sistemi produttivi, di incidere sulla ristrutturazione dei settori non più competitivi e di creare le condizioni di una forte ripresa dell'occupazione. Per raggiungere questi obiettivi è necessario sviluppare operazioni dirette alle piccole e medie imprese, al rilancio del settore degli investimenti e dell'edilizia, al miglioramento dell'efficienza energetica e della sostenibilità ambientale dei processi produttivi e allo snellimento e alla semplificazione delle procedure di autorizzazione degli impianti che utilizzano fonti di energia rinnovabili;
pertanto, tra gli obiettivi strategici da prendere in considerazione assumono importanza il rilancio degli investimenti in innovazione tecnologica e in tecnologie pulite, la riduzione dei consumi energetici e l'incremento dell'efficienza, incentivando, soprattutto, lo sviluppo delle tecnologie pulite nel settore delle costruzioni e automobilistico, che sono tra i più colpiti dalla crisi economica mondiale;
l'investimento in efficienza energetica consente di alleggerire, in tempi relativamente brevi, i costi energetici a carico delle famiglie e delle imprese; la promozione di un maggiore sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili può avere, come ha già in altri Paesi, conseguenze positive sul piano dell'occupazione, dell'innovazione tecnologica, dell'affermazione di nuovi settori industriali al tempo stesso ad alto contenuto di tecnologia e ad elevata intensità di lavoro,
impegna il Governo:
nel breve periodo:
a) a definire un quadro di interventi di sensibilizzazione della popolazione sulla natura strategica delle politiche ambientali e sull'essenziale importanza dei comportamenti virtuosi individuali;
b) a definire un quadro di interventi in materia di educazione ambientale che miri alle scuole, anche attraverso il coinvolgimento delle imprese e delle associazioni ambientaliste;
c) ad adottare misure per il sostegno degli investimenti diretti al risparmio energetico, alla ricerca ed allo sviluppo delle tecnologie pulite nel settore delle costruzioni e, in particolare, alla riduzione dei consumi energetici degli edifici privati, nonché degli edifici pubblici e della pubblica illuminazione;
d) ad incentivare la certificazione energetica degli edifici e ad aumentare l'efficienza energetica degli edifici pubblici attraverso interventi di carattere strutturale;
e) ad una semplificazione delle procedure per il rilascio delle autorizzazioni per gli impianti che producono o che utilizzano fonti rinnovabili, nonché per i privati che ricorrono ad interventi strutturali per l'utilizzo di fonti rinnovabili;
f) a favorire la diffusione di veicoli elettrici e ibridi nel trasporto pubblico, soprattutto nei grandi centri urbani, e a promuovere sistemi di mobilità alternativi, come tramvie e piste ciclabili;
g) a realizzare politiche volte alla tutela del suolo dai fenomeni di erosione, perdita di materiale organico, smottamenti e contaminazioni, in modo da prevenire eventi catastrofici;
nel medio periodo:
a) ad adottare opportune iniziative normative al fine di sostenere l'ammodernamento del parco immobiliare residenziale pubblico e privato, secondo criteri di sostenibilità ambientale e di efficienza energetica, nonché di qualità della costruzione, attraverso l'applicazione delle migliori tecnologie disponibili nell'impiantistica, la domotica e l'interattività domestica, la sicurezza e il risparmio nelle fonti energetiche e nei costi di gestione, proponendo strumenti normativi per rendere obbligatorie le tecniche dell'efficienza energetica ai fini dell'attribuzione di aiuti o agevolazioni statali o regionali e per agevolare, attraverso misure fiscali, interventi di manutenzione straordinaria degli immobili esistenti, finalizzati ad aumentare il rendimento energetico degli edifici e l'utilizzo di fonti rinnovabili;
b) a promuovere interventi normativi al fine di rendere permanenti gli incentivi per la rottamazione delle auto e per l'acquisto di veicoli a basso impatto ambientale;
c) a promuovere lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili per la produzione di energia elettrica, di calore e di carburanti, consolidando meccanismi di incentivazione coerenti con le più avanzate esperienze europee;
d) a sostenere, in un rapporto stretto con le piccole e medie imprese, largamente prevalenti nel sistema produttivo nazionale e, in particolare, nei distretti produttivi, la piccola cogenerazione distribuita, che consente maggiore efficienza e più alti rendimenti energetici, oltre a favorire la competitività delle imprese;
nel lungo periodo:
a) a sostenere, parallelamente con lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, tutte le azioni occorrenti per l'avviamento di programmi coerenti con quelli comunitari in materia di energia nucleare di ultima generazione, nonché per l'incentivazione della ricerca sui reattori di IV generazione e sui reattori a fusione;
b) a incentivare il ricorso ad energie innovative, come l'energia elettrica basata sull'idrogeno, anche finanziando iniziative, di soggetti pubblici o privati, per la costruzione di impianti per la produzione e stoccaggio di idrogeno, ai fini della produzione di energia elettrica su vasta scala;
c) a sostenere la ricerca e la sperimentazione della cattura sicura dell'anidride carbonica, che potrebbe consentire un utilizzo pulito dei combustibili fossili e dell'idrogeno, un vettore potenzialmente in grado di consentire l'accumulo ed il trasporto dell'energia rinnovabile ed un suo successivo uso pulito con impieghi ad elevata efficienza energetica.
(1-00270)
«Ghiglia, Alessandri, Iannaccone, Tortoli, Baldelli, Guido Dussin, Lupi, Lanzarin, Aracri, Togni, Bonciani, Cosenza, Di Cagno Abbrescia, Tommaso Foti, Germanà, Gibiino, Iannarilli, Lisi, Pili, Pizzolante, Scalera, Scalia, Stradella, Vella, Vessa».
(12 novembre 2009)
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martedì 24 novembre 2009
MOZIONI DI MAGGIORANZA IN DISCUSSIONE ALLA CAMERA DEI DEPUTATI DAL 24/11/2009 AL 26/11/2009
Etichette: mozioni - XVI Legislatura
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